Trieste dalla A alla Z

B come Bora, V come Vitovska: anche l’alfabeto parla triestino!

Non ce ne siamo quasi accorti, eppure il fine settimana è già svanito lasciando spazio ad un nuovo lunedì. No, niente tristezza! Oggi ci pensiamo io e Chiara a portarvi un po’ di buonumore con questo alfabeto tutto triestino; ad ogni lettera abbiamo abbinato qualcosa che rappresentasse a pieno la città secondo il nostro personale punto di vista.

Speriamo di farvi divertire un po’ 🙂

 

A come Alabarda Semplicemente il simbolo della città. Che altro aggiungere?

 

B come Bora È il vento per eccellenza e, se spremete le meningi, ricorderete che non molto tempo ve ne avevamo raccontato la leggenda. La Bora è un vento discontinuo che soffia su Trieste e il suo golfo con direzione Est-Nord Est; se il cielo è terso si parla di Bora chiara, se è grigio e con pioggia…beh, allora avete a che fare con la Bora scura. Nera. Un consiglio? Lasciate l’ombrello a casa.

 

C come Capo in B Il legame tra Trieste e il caffè è indissolubile. E cosa c’è di più triestino di un Capo in B? Dovessimo sciogliere l’arcano potremmo tradurlo con “cappuccino in bicchiere”; eppure il Capo in B non è propriamente un cappuccino, è semmai un caffè espresso macchiato servito in un bicchierino di vetro. Ordinare un caffè a Trieste è cosa molto seria!

 

D come Deca Eh sì, caschiamo sempre sul caffè. Quello che i triestini chiamano Deca non è nient’altro che un espresso decaffeinato in tazzina; se lo volete in bicchiere, dovrete ordinare un Deca in B. La precisione ragazzi, la precisione.

 

E come E anche el tram de Opcina xe nato disgraziàLa state canticchiando pure voi, vero? È non solo una delle canzoni triestine più conosciute, ma è pure legata ad un vero fatto di cronaca: il 10 ottobre del 1902 il tram uscì dai binari colpendo i pali in legno della conduttura aerea all’altezza dell’odierna via di Romagna. Il palo cadde a sua volta su un’abitazione che la canzoncina ha battezzato la casa ribaltada dal tram.

 

F come Favette  Sono deliziosi bonbon a base di farina di mandorle e albumi, aromatizzati con rum, acqua di rose, vaniglia e cacao; colorano le pasticcerie triestine da ottobre a novembre e sono deliziose! Se volete conoscere la loro storia, date un’occhiata qui https://www.missclaire.it/eventi/ponte-del-2-novembre-ci-pensa-missclaire/

 

G come Gnocchi di susine Solo a noi scende la lacrimuccia quando li mangiamo? Con ogni probabilità si tratta di una ricetta di origine boema; uno scrigno di pasta di patate che racchiude un frutto dolcissimo (qui il procedimento per prepararli).

 

…la H la saltiamo (se avete qualche idea fateci un fischio!)

 

I come Iazzini Semplici ramponi di ferro (o, al giorno d’oggi, di materiali più leggeri) che vengono applicati sulla suola delle scarpe per poter camminare facilmente in caso di ghiaccio. Certo, se c’è pure la Bora…la cosa si fa complicata!

 

J come Jota Sarà il freddo pungente di questi giorni, sarà che la bontà di questo piatto è davvero unica ma non potevamo fare scelta migliore. Sua Maestà Jota nasce senza dubbio quale piatto di recupero; si tratta di una minestra (anche se, a dire il vero, definirla una minestra ci sembra riduttivo!) a base di fagioli, crauti e ogni ben di Dio. Eh sì perché tra una cucchiaiata e l’altra potreste scoprire salsicce di Cragno, pancetta affumicata e via dicendo. Immancabili i semini di kimmel.

 

K come Kipfel La Mitteleuropa in una crocchetta a forma di ferro di cavallo. Quando nonna preparava gli gnocchi di patate teneva sempre da parte un po’ di impasto per fare i chifeletti…che ricordi! Fritti in olio bollente e passati nello zucchero: una bontà indescrivibile.

 

L come Liptauer Una nuvola da spalmare sul pane di segale. Il Liptauer, una crema di formaggio che arriva da lontano, è un classico del rebechin triestino; il suo nome viene dal tedesco Liptau che, a sua volta, fa riferimento alla regione ungherese del Liptó (nord della Slovacchia, ex contea dell’Impero austroungarico).

 

M come Miramare Il nostro castello. Qualsiasi parola sarebbe superflua.

 

N come Napoleonica Noi triestini lo sappiamo bene. Sappiamo benissimo che, se vogliamo godere di una vista spettacolare sulla città e sul golfo, dobbiamo fare una salto proprio qui: cinque chilometri che collegano Opicina a Prosecco, un panorama da togliere il fiato e una parete di roccia perfetta per chi ama arrampicarsi. Che volere di più?

 

O come Osmiza Suvvia, non servono grosse presentazioni: l’osmiza è una vera e propria istituzione da queste parti! Sono diffuse in tutta la provincia di Trieste e, in misura minore, sul litorale sloveno; ambienti rustici e campagnoli, panche e tavoli immersi nel verde e…un’esplosione di prodotti del territorio. Vini locali, insaccati, le immancabili uova sode (da mangiarsi con un pizzico di sale e pepe, mi raccomando) e altre delizie.

 

P come Pedocin Più unico che raro, si tratta dell’ultimo stabilimento balneare d’Europa ad essere diviso per uomini e donne (con bimbi sotto i 12 anni); un candido muro separa le due zone dal lontano 1903, anno della sua fondazione. Un toc è d’obbligo.

 

Q come i Quattro Continenti della fontana di piazza Unità No, non vogliamo dilungarci troppo. Ma quant’è bella la nostra città?

 

R come Rebechin Un vero rituale, il rebechin nasce quale spuntino che i lavoratori portuali consumavano a metà mattina per rifocillarsi dopo il duro lavoro. La parola arriva dal verbo ribeccare, ossia – in senso lato – mangiucchiare qualcosa. Spizzicare, insomma. No, non chiamatelo brunch!

 

S come Saba e Svevo  Abbiamo parlato di cibo, di vini e di cose buone. Un po’ di cultura ci vuole, no? L’omaggio a due protagonisti della letteratura italiana, entrambi triestini, è dunque d’obbligo. Da una parte i versi di Saba che hanno raccontato Trieste e la sua scontrosa grazia; dall’altra Svevo con i suoi romanzi.

 

T come Terrano Il vino con la V maiuscola. Potremmo spenderci parole su parole, ma meglio di tutto è degustarne un buon calice. Avanti, correte!

 

U come Ursus Il pontone parte integrante della skyline cittadina. A Parigi hanno la Torre Eiffel? Noi abbiamo l’Ursus.

 

V come Vìtovska Nasce in un terreno ostile, il Carso, composto da molta roccia e poca terra rossa e ferrosa; sferzato dalla Bora ma mitigato dal mare. La Vitovska è un vino dal colore giallo paglierino con riflessi dorati che esprime profumi di fiori, pera, agrumi e salvia. Il suo sapore è fresco con note minerali e salmastre.

 

W come Witz Arriva dal tedesco e significa barzelletta, scherzo o battuta. È un termine ancora molto usato tra i triestini!

 

X come Xe A proposito, non facciamo scherzi: la terza persona singolare (presente indicativo) del verbo essere è xe. Con la ics!

 

Y come Yugo Vi sarà capitato almeno una volta nella vita di sentir dire vado in Yugo a cior…sì o no?

 

Z come Zima Potevamo chiudere diversamente? La zima nel dialetto triestino è il freddo pungente…ehm, ecco. Oggi xe zima!

 

 

Daniela Mosetti

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