Meravigliosa Pasqua in Carinzia

Un salto nel cuore delle feste tra tradizioni e usanze

Un po’ di tempo fa vi avevo raccontato di una splendida Pasqua passata in Carinzia; quella volta mi trovavo a Villaco ed ero rimasta a bocca aperta nel vedere quant’è sentita e partecipata questa ricorrenza qui 

Per questo motivo sono tornata con piacere in terra austriaca, più precisamente in una zona a nord-est di Klagenfurt, per scoprire tradizioni e usanze legate al periodo pasquale. E devo ammettere che gli austriaci sembrano esser molto più cattolici di noi, o meglio, di me!

Da quando sono bambina la Pasqua per me è una giornata di festa scandita da uova di cioccolato dalle sorprese deludenti e grandi mangiate a tavola; d’altro canto non ho mai rispettato la Quaresima e nemmeno i digiuni.

Sottolineo che questo è quanto sento io e non voglio assolutamente generalizzare! Mentre mi trovavo in Carinzia mi ha infatti scritto una ragazza dall’Umbria dicendomi che anche da quelle parti è tradizione far benedire i cestini il sabato che precede la Pasqua.

Ma diamo il via al mio racconto!

Questa volta mi trovo a St. Veit, un piccolo paesino di dodicimila anime che, per chi non lo sapesse, è stato in passato capitale della Carinzia; si tratta di un borgo meraviglioso racchiuso da mura stupende.

E la tradizione delle feste qui è veramente sentita! Si inizia il sabato prima di Pasqua con la sfilata dei Trabanti giunta quest’anno alla 650esima edizione; loro, le guardie dell’Impero, sfilano ogni 30 minuti partendo dal Municipio della città ed arrivando a Stadtpfarrkirche, chiesa di St. Veit. Tradizione vuole che le guardie abbiano protetto la tomba di Gesù in un periodo in cui l’Austria era protestante.

Alle 13 la parata termina con una benedizione dei famosi cestini pasquali nella piazza centrale del borgo.

Vi garantisco che l’emozione è forte, vedere la partecipazione di un intero paese, tutti con i loro cestini coperti da tovagliette ricamate a punto croce, dai bambini agli anziani, è davvero stupendo! Una volta terminato il rito ognuno recupera il proprio cestino e si incammina verso casa per il pranzo.

Ah sì, per chi non lo sapesse, nel cestino viene conservata la colazione/pranzo del giorno seguente; ogni panierino ha un contenuto diverso, dal pane al Reindling (dolce tipico simile alla nostra gubana), dalla lingua di cervo alla birra, e ancora vino, prosciutto cotto, uova sode, un mazzetto di fiori…

Ma la giornata per me non si conclude qui, prendo l’auto e mi sposto a qualche chilometro da St. Veit, più precisamente a Gösseling, una piccolissima cittadina. Qui mi attende una chiesetta in legno del 1664 con il suo curatissimo cimitero; sono l’unica forestiera, per così dire, e mi sento privilegiata ad avere la possibilità di ammirare questo gioiello. Ho solo un problema: sfoderare cellulare e macchina fotografica per documentare quanto vedo mi sembra quasi una violenza…non voglio disturbare nessuno!

All’esterno c’è persino un piccolo cannone che, di tanto in tanto, spara qualche colpo; il rumore è fortissimo e riecheggia tra le montagne!

Vi state chiedendo come mai, vero? Ebbene, la tradizione prevede anche questo; colpi secchi di mortaretti sparati durante la giornata del sabato e della domenica. Preparatevi perché vi prenderanno di sorpresa e il salto è garantito 😉

Ma torniamo alla chiesetta. Appena arrivata mi accoglie un chierichetto che mi dona una candela; verrà poi accesa durante la funzione passandosi la fiamma di persona in persona. È sempre lui ad annunciare l’inizio della Santa Messa con una specie di raganella “Ratschen” (o tric trac, non so come lo chiamiate) di grandi dimensioni e datata; produce un suono molto forte che richiama la gente ad entrare in chiesa. Per i più sordi vengono sparati colpi di cannone in simultanea.

Una volta terminata la funzione i bimbi corrono sui prati, gli amici chiacchierano in gruppetti e tutti attendono il calare del sole che, di lì a poco, si tufferà dietro al castello di Hochosterwitz; a questo punto uomini e donne, una ventina in tutto, si caricano sulle spalle dei tronchi enormi di abete e attraversano il paese, il boschetto e la radura per arrivare in un punto ben preciso. Eh già, per Pasqua da queste parti è usanza fare un falò, una sorta di pignarûl!

Ma lo spettacolo non è finito! I ragazzi che portano i tronchi sulle spalle, avvicinandosi all’enorme falò, li accendono come cerini e si incamminano in fila indiana verso un campo sottostante; qui si dispongono a forma di croce per restare dapprima fermi e successivamente far roteare i tronchi in aria…una danza meravigliosa! Uno spettacolo emozionante che mi ha trasmesso tanto calore. Il giorno seguente ho augurato Buona Pasqua a tutti, parenti e amici, come non avevo mai fatto prima!

Per la prima volta in vita mia ho davvero sentito questa festività, il suo spirito, e mi sono sentita partecipe delle tradizioni carinziane.

Non ve l’ho ancora detto ma, chiaramente, non mi sono persa i mercatini pasquali austriaci; io sono andata a vedere quello nella piazza principale di Klagenfurt che, oltre ad accogliere le consuete uova dipinte a mano e fatte a punto croce, tra le sue bancarelle ospita pure dolci tipici come il Reindling e molto altro!

I mercatini, non dimenticatelo, sono sparsi un po’ ovunque e l’alto anno li avevo raccolti tutti in un unico articolo (le date non combaceranno ma le città restano quelle!)

 

Danke und Frohe Ostern!

 

(Ah, ancora una cosa. Il mio racconto della Carinzia non finisce certo qui…nella prossima puntata vi racconterò cosa ho scoperto in questa meravigliosa terra. Restate connessi!).

 

Commenta