9 Giugno 2026

Gates of Agartha: com'è stato il mio primo festival di musica elettronica a 47 anni

Tra musica, visual spettacolari e l'atmosfera unica delle Cave Romane di Vinkuran, il racconto di una notte che ha cambiato il mio modo di vedere i festival elettronici.

Ci sono esperienze che non programmi.

Arrivano quando meno te lo aspetti e, forse proprio per questo, riescono a sorprenderti ancora di più.

Se qualcuno mi avesse detto che a 47 anni avrei partecipato al mio primo festival di musica elettronica, probabilmente avrei sorriso senza crederci troppo. E invece eccomi qui, seduta davanti al mare di Medulin negli ultimi giorni del mio soggiorno in Istria, a ripensare a una notte che difficilmente dimenticherò.

Tutto è iniziato con un invito dell’Ente del Turismo di Medulin. Tra gli appuntamenti proposti durante il mio soggiorno c’era il Gates of Agartha, un festival internazionale di musica elettronica che ogni anno richiama migliaia di persone da tutta Europa e porta sul palco DJ di fama internazionale, trasformando per una notte le Cave Romane di Vinkuran in uno degli scenari più suggestivi dell’Adriatico.

Ammetto di essere partita con una buona dose di preconcetti.

Nella mia testa immaginavo una folla di giovanissimi, abiti eccentrici, musica assordante e una realtà molto distante da me.

Quanto mi sbagliavo.

Dopo aver superato i controlli di sicurezza e aver attraversato l’ingresso del festival, mi sono ritrovata davanti a uno spettacolo che mi ha lasciata senza parole.

Le Cave Romane di Vinkuran sono un luogo straordinario. Un antico sito estrattivo scavato oltre duemila anni fa, dove per secoli è stata estratta la pietra calcarea istriana utilizzata anche per importanti edifici romani. Oggi queste immense pareti di roccia fanno da cornice a concerti ed eventi culturali che spaziano dalla musica classica all’elettronica.

Appena entrata mi sono sentita minuscola.

Le pareti della cava si innalzavano verso il cielo illuminate da giochi di luce, mentre al centro era stato allestito un palcoscenico monumentale. Nel corso della serata le rocce si trasformavano continuamente grazie a proiezioni, visual art e scenografie che dialogavano con la musica creando un’atmosfera quasi surreale. Il celebre wall mapping che anima le pareti della cava è considerato tra i più spettacolari e impressionanti al mondo e, visto dal vivo, è facile capire perché.

Non era semplicemente un concerto.

Era un’esperienza immersiva. La musica pulsava tra le pareti di pietra, le luci seguivano il ritmo dei dj set e, a intervalli, artisti e performer comparivano tra il pubblico con costumi scenografici e spettacoli di fuoco che sembravano usciti da un altro mondo.

E poi è successo qualcosa che non mi aspettavo. Ho iniziato a ballare.E non ho più smesso.

Dalle nove di sera fino alle tre e mezza del mattino.

Per una persona che pensava di fermarsi un’oretta per curiosare e poi tornare a casa, direi che è già una risposta sufficiente a raccontare quanto mi sia trovata bene.

Ma la sorpresa più grande non è stata la musica. È stata la gente.

Mi aspettavo di sentirmi fuori posto e invece mi sono sentita parte di qualcosa.

C’erano ragazzi di vent’anni e persone che ne avevano sessanta. Gruppi di amici, coppie, viaggiatori arrivati da diversi Paesi. Tutti accomunati dalla stessa voglia di stare bene, divertirsi e condividere una notte speciale.

Nessuno cercava di apparire. Nessuno sembrava voler dimostrare qualcosa.

L’atmosfera era rilassata, accogliente, quasi familiare.

Anche il mio immaginario sugli outfit è crollato rapidamente. Pensavo di trovare abiti stravaganti e look estremi. Invece la maggior parte delle persone indossava semplicemente ciò che la faceva stare comoda: jeans, top, camicie leggere, canotte e scarpe adatte a ballare per ore.

Insomma, forse la più fuori tema ero io con tutte le idee che mi ero costruita prima di arrivare.

E poi c’è stata un’altra scoperta. La musica non era affatto quella massa indistinta di suoni che immaginavo. Non sono tornata a casa con il fastidioso ronzio nelle orecchie che temevo. Al contrario, il suono era potente ma equilibrato, avvolgente, capace di accompagnare senza sopraffare.

Quando ho deciso di lasciare il festival erano quasi le tre e mezza.

Le mie gambe avevano decretato la fine della serata molto prima della mia voglia di restare.

Fuori dalla cava l’aria era fresca.

E per la prima volta dopo tante ore di musica ho sentito il silenzio.

Poco dopo è arrivata anche l’alba.

Un’alba che mi sono goduta con quella piacevole stanchezza che segue le esperienze belle, quelle che non avevi programmato e che proprio per questo riescono a sorprenderti.

Se vi troverete in Istria il prossimo anno, segnatevi questo nome: Gates of Agartha.

 E se invece passerete da queste parti durante l’estate, sappiate che le Cave Romane ospitano numerosi eventi e concerti durante tutta la stagione. Vale la pena visitarle anche solo per rendersi conto della loro straordinaria bellezza. Quanto a me, parto da questa esperienza con una certezza in più.

Non è mai troppo tardi per scoprire qualcosa che pensavamo non ci appartenesse.

E forse è proprio questo il bello del viaggio.

 Arrivederci Medulin.

 Chissà dove mi porteranno le prossime note.

Collab Ente di turismo del Comune di Medulin

Ph,copertina @Marko Edge

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