Malga Malins: che paradiso le montagne della Carnia!

Tradizione, cibi genuini e natura incontaminata ad alta quota.

Vi capita mai di voler scappare dalla frenesia della vita quotidiana? Di sentire il bisogno di immergervi in paesaggi maestosi e soprattutto silenziosi? Beh, non so voi ma…a me si! Era da gennaio che attendevo trepidante le meritate ferie: dopo tanto lavoro ci voleva proprio un piccolo break! Destinazione la mia amata montagna.

Quest’anno mi sono recata alla scoperta di un angolo di pace poco conosciuto, nascosto tra le montagne sopra Sauris: la suggestiva Malga Malins. Situata a quota 1672 metri e fondata su per giù nel 1929, è stata recentemente ristrutturata mantenendone le caratteristiche di un tempo.

È facilmente raggiungibile partendo da vari punti e con diversi mezzi. Sì, so cosa state pensando. L’ho fatto di nuovo! Se mi conoscete bene saprete che io le mie mete preferisco guadagnarmele pezzetto per pezzetto…e dunque niente auto. Gambe!

Ho raggiunto la località di Sauris di Sopra e, dopo aver lasciato l’auto all’altezza dell’Albergo Diffuso, ho seguito le indicazioni che portavano alla strada per Malins. Inutile dirvi che il sole di luglio si è fatto sentire quanto il peso dello zaino da trekking sulle spalle! Ma non ho desistito. Figuriamoci!

Il primo tratto si è rivelato molto faticoso; la strada è infatti perfettamente asfaltata ma molto, molto ripida! Per fortuna il bosco di abeti rossi e larici offre rigeneranti zone d’ombra dove prendere fiato e godere della splendida vista sul monte Bivera.

Dopo innumerevoli tornanti sono arrivata sulla strada sterrata che porta alle pendici del monte Festons. Seguendo il sentiero verso la malga sono quindi giunta ai piedi del Morgenlait (1975 m), dalla cui cima si riescono a scrutare le lontane Dolomiti. Che spettacolo!

Qui il paesaggio è estremamente mutevole; i boschi lasciano spazio ad un’ampia vallata verde con dei piccoli laghetti. Se siete fortunati come me potrete ammirare una piccola mandria di mucche beatamente distese sull’erba fresca.

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Da lontano, all’ombra di un grande abete, ho persino intravisto un gregge di pecore; e nascosti sotto il folto manto bianco delle mamme, una decina di agnellini di pochi giorni…che tenerezza. Li avrei sbirciati per ore ma la strada era ancora lunga.

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Passo dopo passo mi si è finalmente palesata lei, la Malga Malins circondata da prati in fiore e una cinquantina di mucche. Qui sono stata accolta calorosamente da Vittorio e Antonella; sono loro a gestire da due stagioni questo piccolo angolo di paradiso. Ah sì. Ricordatevi bene di Antonella perché di lì a poco avrei scoperto che è una cuoca sopraffina!

Malga Malins è di proprietà del Consorzio Boschi Carnici: da tre stagioni l’affittuario è Carniagricola, un’azienda con sede nel paesino di Enemonzo, sempre in Friuli. La struttura dispone di una ventina di posti letto in totale, tra camerate e stanze private.

Giunta sul posto sono stata accompagnata nella mia camera. Un grande letto, coperte calde per la notte ed una porta finestra con una vista incantevole sulle montagne.

I miei occhi erano appagati dal panorama…ma il mio stomaco pretendeva di esser riempito dopo tanta fatica! E così, seduta su delle panche di legno, mi sono gustata la merenda che la signora Antonella mi ha proposto. Torta di mele fatta in casa e succo di sambuco. Cosa potevo volere di più?

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Alle cinque del pomeriggio, col sole ancora alto, ho poi deciso di fare una piccola passeggiata nei boschi vicini per immergermi nel loro inebriante profumo. Tra qualche fotografia e qualche incontro ravvicinato con le mucche, si è presto fatta l’ora di cena!

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E anche qui, apriti pancia! I piatti che mi sono stati proposti in malga erano semplici e casalinghi; primo fra tutti un profumatissimo tagliere di salumi e formaggi d’alpeggio. Gli insaccati vengono prodotti da Carniagricola nel salumificio di Sauris; i formaggi prendono invece vita nella casera della malga, partendo dal latte delle mucche di proprietà dell’Azienda Agricola Cimenti. Animali che in estate pascolano a Malins, mentre in inverno vengono portati nelle stalle della zona di Lauco.

Torniamo al cibo. Come primo piatto, per combattere l’aria frizzante che porta la sera in montagna, ho assaggio una zuppa di patate, pancetta croccante e ricotta affumicata di loro produzione. Scaldato il cuore e lo stomaco con questa delizia ho atteso il secondo, un morbidissimo (e gustosissimo!) gulasch di capriolo servito con polenta integrale alla griglia. BUONISSIMO.

No, non ci sono foto e per questo chiedo venia. La fame era talmente tanta che non sono riuscita a prendere la macchina fotografica.

Finita la cena, mentre le mucche stavano sdraiate sui prati, sono corsa in camera e sono…crollata! A svegliarmi la mattina dopo verso le sette, quando la giornata dei malgari è invece già bella che iniziata, ci ha pensato la luce del sole. E che dire? Latte caldo appena munto, burro di malga, pane e marmellata di fragole.

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Con una ricarica di energie così mi sono subito rimessa lo zaino in spalla, ho salutato le bellissime persone incontrate e dato un ultimo sguardo a questo angolo di pace prima di prendere la strada verso Sauris.

E qui viene il bello. Un cacciatore ospite della malga mi ha caricata sul suo fuoristrada accanto ad Asso, il suo fedele segugio, per accompagnarmi oltre Malga Vinadia, fino all’imbocco del sentiero 206. Un percorso diverso.

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Ho camminato lungo la cresta della montagna; il cielo era limpido, il sole scottava ma lo spettacolo era meraviglioso! La valle di Sauris col suo lago turchese si è improvvisamente aperta sotto il mio sguardo. Dopo una piccola sosta per contemplare questo spettacolo mi sono quindi diretta lungo la via che mi avrebbe riportata nel punto dal quale ero partita il giorno precedente.

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Ma…fermi tutti! Non potevo tornare a casa senza portare con me un ricordo di questa piccola gita. E così ho fatto un salto in un piccolo atelier nel centro di Sauris di Sopra, dove si possono acquistare vestiti tradizionali sauriani e meravigliosi maglioni di lana dai colori sgargianti. Si, lo so, è piena estate, ma l’inverno fa presto ad arrivare! Non ho resistito…ne ho preso uno! E vi dirò di più. Non vedo l’ora di indossarlo.

Ho imboccato la strada di casa con un senso di serenità e pace che solo la montagna sa lasciarmi. E in fondo al cuore una consapevolezza. Dobbiamo fare il possibile, anche nel nostro piccolo, per far sì che queste realtà continuino ad esistere, che non vengano spazzate via e dimenticate, ma che restino e crescano per tenere vive e produttive queste meraviglie ad alta quota.

Silvia

Ph. Silvia Policardi 

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