Enoteca Sgonico, la proposta di pesce crudo più incredibile mai provata!

Pochi ingredienti, materie prime formidabili e tanta, tanta semplicità

Forse non tutti sanno che…
Inizierei così perché nemmeno io ero a conoscenza che a un paio di chilometri da casa mia c’era questo piccolo tempio del pesce crudo!

L’ho scoperto qualche settimana fa grazie a degli amici che mi ci hanno portata a cena; e sono rimasti stupiti (anzi, quasi sconvolti) quando ho detto loro che non conoscevo questo posticino. Proprio io!

Così, dopo averla decantata come la migliore delle poesie, sono pronta a varcare il portone di legno che racchiude il cortile di questa bella casa carsica: è qui che si trova l’Enoteca Sgonico. Vi parlo al presente perché voglio proprio portarvici dentro :-)

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E allora, facciamo ordine. Se qualcuno mi parlasse di una ENOTECA, la mia mente mi porterebbe ad immaginare un locale pieno di bottiglie e con la possibilità di assaggiare qualche piatto veloce, magari un tagliere di formaggi e prosciutti.

E questa è l’idea con la quale sono partita. Beh, nulla di più sbagliato!

Appena infilato il naso nella corte, scorgo una magnifica pergola d’uva da cui scendono rigorosi e ciccioni grappoli nel loro splendore settembrino.

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Cammino sulla nuda pietra carsica. A sorprendermi sono l’ordine e la pulizia: manco una fogliolina a terra! L’unica cosa che mi lascia pensare ad una cenetta “ruspante” sono le sedie di plastica…e sì, così inizio a credere di essere nell’enoteca con bottiglie, dalla proposta veloce e dal look casual.

Sul Carso è già arrivato un fresco punzecchiante che ci rende impossibile la cena fuori: ci accomodiamo all’interno.

Un piccolo ristorantino di 5-6 tavoli, luce bassa, pareti ricche di oggetti, candele accese e (naturalmente) le immancabili bottiglie!

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Devo dire che già così l’aspetto prende una forma diversa, ma non riesco ancora ad inquadrare questo locale che sembra romantico ed elegante.

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Ecco arrivare Mitja, il padrone di casa; esplosivo, vulcanico, esuberante e molto socievole! Con una raffica di battute ci ritroviamo senza nemmeno accorgerci un calice di Ribolla Gialla in mano: il danno è fatto :-) È solo il primo di una lunghissima serie di cin-cin!

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Il clima è informale, festoso e per nulla impostato. Mitja mi racconta la sua storia. Salto i convenevoli e arrivo SUBITO al dunque; 5 anni fa ha aperto questo posticino dopo una lunga esperienza nel campo della ristorazione, e con la volontà di creare un IBRIDO (parola che mi ripete diverse volte nell’arco della serata).

Sì, perché lui ci tiene a non conformarsi al resto del mondo della ristorazione. Una mosca bianca, se vogliamo. «Questo non è un ristorante convenzionale, non l’ho chiamato volutamente con questo nome, qui c’è una fusion di idee e di stili. Siamo un’enoteca, un ristorante, un bar, una discoteca!». A quel punto lo fermo…una discoteca? Orgoglioso mi mostra il suo super impianto dalle potentissime casse e altre diavolerie che non conosco. Mi racconta che, essendo questo un luogo defilato e piccolino, spesso i suoi clienti gli affittano il locale per cene private; e a conclusione del pasto, verso mezzanotte, la musica si alza fino ad arrivare quasi alle luci del mattino! Hai capito l’Enoteca!

Vi posso assicurare che non stento a credere al suo racconto perché Mitja è veramente elettrizzante!

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La particolarità ulteriore di questo posto è che i muri appartengono al Comune di Sgonico e qui, nel suo cortile, si possono celebrare (e si celebrano!) matrimoni che poi finiscono inevitabilmente con fiumi di pesce e vino. E tanta musica.

No, non sto divagando. Ma arriviamo al sodo! Siamo qui, pronti con la forchetta in mano e con le aspettative completamente sospese nell’etere. A questo punto non so veramente cosa aspettarmi!

Ecco arrivare il patron con un baccalà islandese sotto sale, mantecato alla triestina con pochissimo olio, rigorosamente Bianchera, e finocchietto selvatico. Assaggio e booom!

Il finocchietto arriva galoppante nel naso, un profumo di liquirizia pervade l’atmosfera, il baccalà leggerissimo, cremoso, senza aglio. Questo sarà il preludio della più armoniosa delle sinfonie mai provata prima, pochi elementi d’orchestra, la potrei quasi considerare musica da camera. Semplice, pulita e all’orecchio arriva CHIARO e DIRETTO il suono di ogni singolo strumento.

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Il piatto che ha accolto questa meraviglia rimane lì dov’è, non viene ritirato; cambierà soltanto quello centrale. Le posate saranno sostituite, e alla SETTIMA portata anche il piatto personale avrà lo stesso destino.

Ed eccole qui le portate:

– Gamberi rosa con lime e olio Bianchera

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– Scampi del Quarnaro

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– Tonno della Dalmazia, arancio e sale delle Hawaii

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– Gamberi blu con fragole e lime

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– Tartara di branzino pescato

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– Gamberi rossi di Mazara

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Che esperienza incredibile. Vi è mai capitato di esservi fatti un’idea precisa relativamente a qualcosa e di averla poi dovuta stravolgere?

Piatti semplici nei quali la regina incontrastata resta lei, la materia prima. E gli elementi di contorno sono formidabili: olio, sale e agrumi.

E dopo i crudi, ecco i cotti!

Altre SEI portate (e ci siamo fermati qui SOLO perché ho sparato a Mitja un dardo sonnifero per orsi…perché se gli dite “porta quello che vuoi”, il risultato sarà simile a ciò che vi sto raccontando).

– Cappesante nostrane alla griglia con finferli

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– Calamari nostrani ai ferri con prosciutto di Bajta (ve lo ricordate?) rosmarino e aceto balsamico di Modena

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– Canestrelli scottati sale e olio

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– Sardoni Barcolani ai ferri con olio Bianchera e finocchietto selvatico

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– Scampi al tartufo

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– Spiedini di mazzancolle con lardo e zucchine

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Sono sazia. E la cosa incredibile è che il giorno dopo non mi sentivo minimamente appesantita, avevo digerito tutto e sarei stata pronta a rivivere l’esperienza a pranzo!

Mamma mia, solo ora mi rendo conto di avere scritto un poema. Scusatemi mi sono dilungata troppo…vediamo di arrivare alla chiusura! Il sipario non cala semplicemente con un dolce fatto in casa (dalle mani d’oro della mamma di Mitja, che sta in cucina), ovvero una classica “Torta della Nonna” con composta di fragole, pesche ed albicocche, accompagnata da un bicchierino di liquore di Terrano homemade. No. Il finale questa volta sarà la domanda che mi avete già fatto su Instagram (chi segue le mie stories ha già capito di cosa sto parlando).

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QUANTO COSTA?

Per una cena come questa, accompagnata da una bottiglia di Ribolla Gialla, siamo sui 100 euro a persona. Eh, lo so, qualcuno di voi sarà svenuto, altri diranno CHE POCO! Insomma, tutto soggettivo. Tranquilli però: potete anche venire qui e chiedere, a seconda del vostro budget, il menù a disposizione. Zero sorprese.

Ovviamente il locale dispone anche di un menù alla carta, ma se posso consigliarvi, io azzarderei un “Mitja, fai tu”.

Ph. AndreaZangrando

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