La notte si San Giovanni tra falò e tradizioni millenarie

Dall'acqua curativa alle piante magiche, un viaggio alla scoperta di riti e credenze popolari

Conoscete usanze e tradizioni legate alla notte di San Giovanni? Se ne siete digiuni, ci penso io ad illuminarvi.

E per farlo vi dovrò portare un po’ indietro nel tempo…ma credetemi, ne varrà la pena!

Associata dal cristianesimo alle celebrazioni per il solstizio d’estate e accolta in buona parte del vecchio continente, la festa di San Giovanni Battista viene celebrata da millenni il 23 giugno, ovvero alla vigilia del giorno di venerazione del Santo.

Usanza diffusa era (ed è!) quella di accendere all’imbrunire dei veri e propri falò; lo stesso si faceva il 21 giugno. Retaggio pagano, certo.

Fuochi le cui lingue dovevano toccare il cielo per dare vigore al sole che da quel momento – accorciandosi via via le giornate – diveniva sempre più debole. Non suona alquanto magico? E se vi dicessi che buona parte di queste tradizioni si tramanda ancora non molto lontano da Trieste?

In Slovenia il kres (falò, dal nome della divinità del sole Kresnik) viene acceso nella notte tra il 23 e il 24 giugno; a questo rito si aggiungeva il lancio delle šibe, tavolette di legno che, una volta incendiate, venivano appunto scagliate in aria accompagnate da invocazioni ai Santi, dediche all’amata e chi più ne ha più ne metta.

Sì, lo so. Vi state chiedendo se per vivere questo momento davvero speciale sia necessario allontanarsi così tanto da Trieste. Ebbene, la risposta è…certo che no!

La festività tocca pure il mio amato Carso; qui un falò verrà infatti acceso ad Opicina lungo la strada che porta al confine di Fernetti (prima del supermercato Conad, per intenderci). E un tempo, questo raccontano le cronache, i fuocherelli di San Giovanni illuminavano quasi tutti i rioni della città giuliana.

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Una ricorrenza che sarà celebrata pure alle Torri di Slivia, sito speleologico nel comune di Duino-Aurisina. Ma il fuoco non è l’unico elemento principe attorno al quale ruota questa festa.

Tradizione vuole infatti che nel corso della notte di San Giovanni l’acqua di tutte le fonti diventi benedetta e curativa; simile trasformazione, per così definirla, avverrebbe pure per alcune piante tra cui l’iperico (šentjanževka, ovvero erba di San Giovanni), il sambuco, la margherita, la barba di capra e la felce (praprot).

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A proposito di quest’ultima si narra che, sempre nella notte del 23 giugno, chi ne conservi in tasca qualche semino riesca a comprendere il linguaggio degli animali. Affascinante, vero?

Consuetudine ampiamente diffusa è poi quella di intrecciare delle coroncine di fiori da appendere sulla porta di casa o sulle finestre; un’usanza, questa, nella quale mi sono “calata” pure io grazie alle splendide ghirlande di Fiori Ada…una meraviglia! Scopo delle composizioni è quello di tenere alla larga gli spiriti maligni.

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Volete sentirne ancora una? Nella zona di Gorizia la mattina del 24 giugno le fanciulle ormai giunte in età da marito dovevano (o devono? Ci sarà mai chi lo fa ancora? Chissà!) affacciarsi alla finestra. Perché? Semplice. Avrebbero scoperto, incrociando lo sguardo del primo uomo che passava, il mestiere del loro futuro consorte.

Ah sì, dimenticavo una cosa. Se siete in zona sabato 24 fate un salto all’Antica Trattoria “Blanch” di Mossa. Dalle 20 si rievocherà questa tradizione mitteleuropea con una cena preparata dal signor…Giovanni!

Io, sono già pronta ad aspettare l’accensione del falò ad Opicina. Le tradizioni non vanno dimenticate, le tradizioni sono la nostra storia, la nostra ricchezza … il nostro futuro! 

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  1. Da non dimenticare come il cristianesimo ha ha dirottato questa preghiera pagana verso la fede cristiana: Semplicemente dedicando il solstizio d’estate a S. Giovanni, Janez Krstnik (sloveno -battezzatore) dove la somiglianza al nome del Dio Kresnik è più che evidente..

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